Il poeta, artista, musicista e attore teatrale italiano di origini tedesche sarà insignito l’8 ottobre del prestigioso riconoscimento per l’Arte e la Letteratura – Poesia, Musica e Teatro. Un premio che riconosce una ricerca artistica nella quale parola, corpo, suono e spazio diventano differenti manifestazioni di una stessa tensione creativa.
Esistono percorsi artistici difficili da racchiudere dentro una sola definizione. Non perché manchi loro un’identità precisa, ma perché quella identità nasce proprio dall’attraversamento dei linguaggi.
Il percorso di Adriano Engelbrecht appartiene a questa dimensione.
Poeta, artista, musicista e attore teatrale italiano di origini tedesche, Engelbrecht ha costruito nel corso degli anni una ricerca nella quale poesia, teatro, musica, arti visive e performance cessano di essere territori separati. La parola non rimane confinata alla pagina: diventa voce, gesto, presenza, composizione sonora, relazione con lo spazio e con chi ascolta.
È alla luce di questo lungo e articolato itinerario che assume particolare significato l’assegnazione ad Adriano Engelbrecht del Premio d’Eccellenza “Antonio De Ferrariis il Galateo 2026” per l’Arte e la Letteratura – Poesia, Musica e Teatro.
Il riconoscimento gli sarà conferito l’8 ottobre 2026 al Senato a Roma, nell’ambito del XIII Premio Internazionale d’Eccellenza “Città del Galateo – Antonio De Ferrariis”.
Non si tratta soltanto di premiare una produzione letteraria o una singola opera. Il riconoscimento riguarda la complessità di un percorso nel quale la creazione artistica si è progressivamente trasformata in una forma di interrogazione sull’uomo, sul linguaggio, sulla memoria e sulla possibilità dell’arte di costruire comunità.
La motivazione del Premio
La motivazione ufficiale con cui viene conferito il riconoscimento ad Adriano Engelbrecht ne restituisce con chiarezza l’ampiezza:
«Per il valore del Suo operato, per l’alto profilo umano, culturale, professionale ed istituzionale espresso nel Suo percorso artistico-letterario, nonché per il prezioso contributo offerto alla Promozione dei Valori autentici della Cultura, della Dignità della Persona e del Bene Comune.»
Parole che meritano di essere lette oltre la formalità propria di una motivazione istituzionale.
Il riferimento al “percorso artistico-letterario” permette infatti di comprendere la ragione per cui il riconoscimento abbracci contemporaneamente Poesia, Musica e Teatro.
In Engelbrecht queste discipline non rappresentano semplicemente attività parallele. Costituiscono piuttosto le differenti possibilità espressive di una ricerca unitaria.
Una poesia che non termina sulla pagina
Nato in Germania nel 1967 e residente a Parma, Adriano Engelbrecht ha alle spalle una produzione poetica sviluppatasi nell’arco di oltre trent’anni.
Tra i suoi libri figurano “Dittico Gotico” del 1993, “Lungo la vertebrata costa del cuore”, pubblicato nel 2003 con prefazione di Pierluigi Bacchini, “La piscina probatica”, “Tristano”, “Ubicazione Ignota”, realizzato insieme alla poetessa Ilaria Drago, e “Di_versi assenti. Un requiem”.
Già questa continuità testimonia una fedeltà alla parola poetica che attraversa epoche differenti della poesia italiana contemporanea.
Ma per comprendere realmente Engelbrecht occorre andare oltre la bibliografia.
Una parte significativa della sua ricerca poetica ha infatti assunto nel tempo una dimensione installativa, espositiva e sonora, indagando le relazioni tra parola, segno visivo e composizione musicale. Le sue opere e le sue azioni sono state presentate in teatri, musei, gallerie e festival, tra i quali il Festival Internazionale della Poesia di Genova, ParmaPoesia, Ricercare di Reggio Emilia, Natura Dèi Teatri/Lenz Fondazione ed Ermo Colle.
È un elemento essenziale del suo profilo autoriale.
Per Engelbrecht, infatti, la poesia non sembra trovare il proprio compimento definitivo nel testo stampato. La pagina rappresenta una possibilità, non necessariamente il confine ultimo della parola.
La poesia può chiedere di essere pronunciata. Può incontrare il corpo. Può diventare suono. Può abitare un paesaggio.
Parola, musica e teatro: una ricerca senza confini rigidi
È proprio nell’incontro tra discipline che emerge uno dei caratteri più riconoscibili dell’opera di Engelbrecht.
La sua teatrografia testimonia un confronto costante con alcune delle grandi voci della poesia del Novecento e della contemporaneità: da Attilio Bertolucci a Mario Luzi, da Emily Dickinson ad Amelia Rosselli, fino a esperienze nelle quali i suoi stessi testi sono diventati materia scenica e musicale.
Nel 2006, per esempio, “Tristano, Euridice. Canto alla soglia” portava un suo testo nella relazione tra voce e musica; nel 2012 “E.D. La voce dello sguardo” attraversava l’opera di Emily Dickinson; successivamente il progetto “Cadute – Falls” si confrontava con la parola poetica di Amelia Rosselli attraverso voce e live electronics.
Il musicista, il poeta e l’attore non sono quindi tre figure sovrapposte.
Sono tre modi di avvicinarsi alla stessa domanda: che cosa accade alla parola quando diventa presenza?
È probabilmente qui che risiede uno degli aspetti più originali del lavoro di Engelbrecht.
La poesia smette di essere soltanto oggetto letterario e torna alla propria origine orale, ritmica e corporea. Il testo incontra il respiro di chi lo pronuncia e lo spazio nel quale viene pronunciato. Il pubblico, a sua volta, non è più soltanto destinatario dell’opera, ma presenza necessaria affinché quell’accadimento possa compiersi.
Ermo Colle e l’arte che abita i luoghi
Questa concezione trova una delle sue espressioni più mature nell’esperienza di Ermo Colle, realtà culturale della quale Adriano Engelbrecht è Direttore Artistico.
Nel 2026 il Palio Poetico Teatrale Musicale Ermo Colle ha raggiunto la venticinquesima edizione, coinvolgendo tredici Comuni e continuando una ricerca iniziata un quarto di secolo fa: portare il teatro e le arti performative nei luoghi nei quali normalmente un teatro non esiste. Corti, castelli, borghi, ville, parchi e paesaggi diventano parte dell’esperienza artistica.
Non si tratta semplicemente di spostare uno spettacolo fuori da una sala. La concezione è più profonda.
Per Engelbrecht, lo spazio non convenzionale, quando viene abitato dall’artista e da una comunità che entra in relazione con l’atto creativo, viene ridefinito dall’esperienza artistica. Il luogo non è più uno sfondo intercambiabile, ma entra nella costruzione stessa dell’opera.
Da qui deriva una concezione dell’arte profondamente legata alla relazione.
Relazione tra artista e pubblico, certamente, ma anche tra creazione e territorio, memoria e presente, parola e paesaggio.
L’artista e la responsabilità della cultura
La motivazione del Premio Antonio De Ferrariis il Galateo contiene però un passaggio ulteriore.
Non parla soltanto di qualità artistica. Richiama esplicitamente “i Valori autentici della Cultura, della Dignità della Persona e del Bene Comune”.
È una prospettiva particolarmente coerente con alcune esperienze maturate da Engelbrecht negli anni.
Il suo lavoro ha attraversato anche i territori della memoria e della responsabilità civile. Nel 2026, per esempio, la drammaturgia di “Voci” ha messo in relazione le parole dei bambini di Terezín e di Gaza, coinvolgendo interpreti e studenti in un progetto nel quale poesia, teatro e memoria si confrontano con alcune delle ferite più profonde della storia e del presente.
Anche le attività di Ermo Colle hanno sviluppato percorsi rivolti ai giovani, compresi progetti di teatro-educazione con finalità di benessere personale e sociale, nei quali la scrittura originale dei partecipanti è diventata materia di un’azione poetica immersa nel territorio.
In questa prospettiva l’arte non viene concepita come ornamento. Diventa esercizio di attenzione verso l’altro.
E la cultura assume una responsabilità: custodire la memoria, creare occasioni di relazione, interrogare il presente, permettere alla persona di trovare una voce.
Lo spessore di un autore che attraversa le arti
Il Premio d’Eccellenza attribuito ad Adriano Engelbrecht riconosce dunque un artista la cui identità non può essere ridotta a una singola disciplina.
Il suo spessore autoriale risiede certamente nella continuità della produzione poetica e nel confronto con autori fondamentali, ma anche nella capacità di mettere continuamente alla prova la parola.
Engelbrecht la porta fuori dalla sua condizione più protetta. La espone alla voce e al silenzio, alla musica, alla scena, al corpo dell’attore, all’immagine e al paesaggio.
In questa pratica multidisciplinare non si avverte il desiderio di accumulare linguaggi, quanto piuttosto quello di cercare, attraverso linguaggi differenti, una forma capace di restituire la complessità dell’esperienza.
Ed è significativo che nel 2026, mentre Ermo Colle celebra venticinque anni di attività, il percorso di Engelbrecht riceva un riconoscimento capace di considerare insieme proprio poesia, musica e teatro.
Il riconoscimento dell’8 ottobre a Roma
L’8 ottobre 2026 il conferimento del Premio d’Eccellenza “Antonio De Ferrariis il Galateo” per l’Arte e la Letteratura – Poesia, Musica e Teatro – organizzato dall’Associazione VerbumlandiArt e fondato e presieduto dalla sua Presidente Regina Resta – rappresenterà quindi non soltanto un momento celebrativo.
Sarà il riconoscimento di una traiettoria artistica costruita nel tempo. Dalla pagina alla scena. Dalla voce alla musica. Dai luoghi deputati alla cultura ai paesaggi e agli spazi della comunità. Dalla ricerca individuale alla responsabilità collettiva dell’arte.
La motivazione parla di valore dell’operato, profilo umano e culturale, dignità della persona e bene comune. È proprio nell’unione di questi elementi che il premio trova la propria ragione più profonda.
Perché il percorso di Adriano Engelbrecht suggerisce una concezione dell’autore che non coincide soltanto con colui che produce opere.
L’autore può essere anche colui che crea luoghi nei quali l’arte possa accadere, costruisce relazioni, restituisce voce alla memoria e continua a interrogare le possibilità della parola.
Una parola che, nel suo caso, non rimane immobile sulla pagina. Diventa corpo, suono, spazio e incontro.
E in qualità di membri della Giuria del Premio Internazionale d’Eccellenza “Città del Galateo – Antonio De Ferrariis”, abbiamo avuto non solo il piacere ma anche l’orgoglio di proporre la candidatura di Adriano Engelbrecht per questo riconoscimento.
Lo abbiamo fatto conoscendone e apprezzandone il percorso, nella convinzione che la sua ricerca, sviluppata nel tempo attraverso poesia, musica, teatro e differenti forme dell’espressione artistica, rappresentasse pienamente lo spirito e i valori che il Premio intende riconoscere.
L’accoglimento della candidatura da parte della Giuria e della Presidente Regina Resta è per noi motivo di sincera soddisfazione e rende ancora più significativo poter raccontare oggi, attraverso queste pagine, il valore di un autore e artista al quale l’8 ottobre verrà tributato un riconoscimento che riteniamo profondamente meritato.

