fbpx
Site Loader
Intervista a Serafina La Marca, donna emigrata e scrittrice e autrice del romanzo "La bambola venuta da lontano" in Libreria e negli Store Online

Intervista a Serafina La Marca, donna emigrata e scrittrice e autrice del romanzo “La bambola venuta da lontano”


Proponiamo la recente intervista alla scrittrice Serafina La Marca: donna emigrata in Germania negli anni della migrazione italiana e di cui ne ha scritto un Romanzo affascinante tra fantasy e stimoli all’interiorità di notevole levatura, LA BAMBOLA VENUTA DA LONTANO.

Intervista a Serafina La Marca, donna emigrata e scrittrice..

Serafina, LA BAMBOLA VENUTA DA LONTANO è un romanzo autobiografico o un romanzo che trae spunti da una storia vera? Perchè?

E’ un romanzo che racconta la biografia degli emigrati di tutti i tempi.

Pensiamo ad Abramo, che lascia la sua terra e oltrepassa le frontiere per portare la sua diversità e quindi lanciare il messaggio universale di benedizione: Abramo, personaggio esemplare in cui tutti gli emigrati possono riconoscersi con tutte, ognuna diversa, le personali motivazioni e attingere fede e speranza.

Oppure Mosè: Quarant’anni di marcia per raggiungere la terra promessa e morire prima di entrarci. Gli emigrati partono ma non arrivano mai!

Pensiamo a San Giuseppe e la Madonna: cosa aveva provato la Madre di Dio, che cercando un alloggio per partorire la Sua Creatura si vedeva chiudere la porta in faccia? L’umiliazione, la disperazione mista alla fede, con la certezza che Dio l’avrebbe aiutata, sono quel misto di sensazioni, di speranza e determinazione che tutti gli emigrati conoscono molto bene!

Pensiamo a Gesù quando, solo, implorava Suo Padre: ”Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?”. Questo è il più lacerante grido di solitudine che rende l’idea di cosa si prova nel sentirsi soli, il non avere punti di riferimento, o àncora dove aggrapparsi. Chi, tra gli emigrati, non conosce quella terribile solitudine di cui Gesù si fece portavoce?; e quella illuminante certezza che quel grido è orientamento, luce, forza!?

Il romanzo racconta ciò che ogni emigrato sogna e cioè: i sogni si possono realizzare, l’orientarsi verso la luce fa dileguare le paure, come la certezza che sì, abbattere il muro dell’indifferenza è possibile!

La Bambola Venuta Da Lontano è biografia nell’autobiografia.

Un romanzo fantasy con una storia d’amore: perchè un romanzo fantasy? Quali sono i personaggi e che ruolo hanno nel romanzo?

La fantasia è l’idealizzazione di ogni cosa, dell’amore in modo particolare.

La fantasia innalza e sublima il soggetto da amare, qualsiasi esso sia.

Nell’innalzare le caratteristiche del soggetto che si ama ci si convince che quelle caratteristiche sono reali e così devono essere e rimanere.

La fantasia è anche il motore che permette di realizzare quello che vuoi essere, che ti permette di estrarre e portare alla superfice la tua personalità, che conosci soltanto tu e che allo stesso tempo ti sfugge, come allo stesso modo ti permette di focalizzare e immortalare.

È scontato che il genere umano è materia e spirito: l’una permette di agire in un raggio circoscritto, con i piedi ben ancorati a terra, mentre l’altro permette di essere ovunque nel medesimo istante; fa immaginare mondi e realtà, storie e avventure, crea miti e genera certezze da costruire.

La fantasia è quella risorsa che permette di migliorare o di cambiare il corso del proprio destino, di amplificare o, anche, purtroppo, distruggere il mondo; però, dà anche la possibilità di creare l’immortalità e fermare il tempo. Questo è ciò che, per esempio, penso tutte le volte che guardo le opere di Michelangelo, la sua fantasia immortalata nel tempo del suo Mosè o Pietà o Davide, nella sua interpretazione della genesi nella Cappella Sistina.

Senza la fantasia siamo involucri vuoti e soli. Con la fantasia abbiamo le redini della nostra vita in mano, siamo gli artefici vivi all’interno del nostro agire, mai soli e quando lo siamo di fatto essa riempie la nostra realtà generando compagni che diventano reali e che si rivelano preziosi: e noi viviamo, e noi creiamo, e noi permettiamo ai nostri sogni di materializzarsi, viverli e farli vivere.

Quali sono i personaggi del romanzo e quale ruolo hanno? Essi sono quei personaggi nati dalla fantasia di cui sopra, scaturiti dalla solitudine e dalla disperazione della protagonista: una bambola, l’amica di ogni bambina. Un lupo, animale feroce dell’immaginario collettivo che si trasforma e diventa l’amico fedele, sinonimo di ciò che tutto può essere, diventare e crescere. Una formichina: l’insignificante creatura nella realtà quotidiana. La formichina e quell’essere che tentiamo di eliminare con noncuranza, che, proprio perché piccola, non prendiamo in considerazione il suo esempio. Si legge in un passo del romanzo: “Che strane persone sono gli esseri umani! Combattono i lupi per la paura che ne hanno, e la formichina che è la risposta alle loro paure, la calpestano con noncuranza perché è piccola”. Proprio lei, paradossalmente, incarna perfettamente l’essere amorfo nella persona dell’emigrato.

Proprio lei, piccola e quasi invisibile, rappresenta anche la saggezza, la meticolosità, il senso di aggregazione, fedeltà comunitaria e obbedienza all’autorità e le sue leggi: Del popolo tedesco la formichina è il simbolo che gli calza come un guanto!

Ma la formichina è soprattutto sinonimo di laboriosità, pazienza e spirito di sacrificio: tutto questo lo troviamo anche nel complesso delle discipline di abnegazione che caratterizzano la personalità della persona che lascia la sua terra d’origine.

Lo straniero è un altro personaggio fondamentale del romanzo: esso è il ragazzo di cui la protagonista idealizza la sua idea dell’amore fino al punto di dimenticarsi, per lunghi anni, che anche lei ha il diritto di vivere da persona normale.

Oltre la protagonista e il suo ragazzo, Il fantasma blu è il quarto personaggio cardine. Il suo ruolo è quello di sostenere Benedetta nei suoi momenti bui, di starle vicino e guidarla con il suo amore e i suoi consigli. Esso incarna la figura dell’angelo custode, dell’amico saggio a cui aggrapparsi, in poche parole: esso rappresenta Dio a portata umana, raggiungibile sempre, tutte le volte che lo invochi o anche ignori.

Gli altri personaggi sono la famiglia, in modo particolare la mamma; la società e l’altruismo che troviamo nella collettività laica, oltre che nella società filantropa raffigurata da una comunità religiosa.

Quindi, quattro personaggi cardine che simboleggiano i quattro angoli della terra con al centro del mondo l’essere umano con le sue paure, i suoi sogni e le sue speranze guidato da Chi è Essenza, e a cui appartiene il mondo contornato dalle creature che completano il Suo disegno divino e il Suo universo.

Intervista a Serafina La Marca, donna emigrata e scrittrice..

L’amore..

La storia d’amore o una storia d’amore? E che ruolo svolge nella trama e nell’epilogo?

Nel romanzo la storia d’amore ha diverse sfaccettature e il suo ruolo è fondamentale, per quanto riguarda la forza che la protagonista ne ha tratto per lasciare la sua famiglia, la sua terra e seguire il suo cuore, il suo sogno di vita da realizzare. L’amore è stato il suo trampolino di lancio e anche la sua crescita personale.

La storia d’amore all’interno del romanzo descrive il rapporto conflittuale tra uomo-donna degli anni settanta in una Sicilia dove certi valori erano le colonne che sostenevano la società. Uno di quei valori era la verginità della donna. La protagonista cresceva in tempi dove il cambiamento di costumi aveva fatto il suo ingresso anche tra il popolo siciliano. Il sessant’otto e quello che ha portato, non le è passato accanto senza provocare in lei cambiamenti rivoluzionari, per l’epoca, permeandola della bellezza della sua ideologia.

Parlando con i giovani di oggi ho constatato che fanno fatica a immaginare, che in un tempo relativamente non lontano, certi valori non solo esistevano, ma erano legge morale e di orientamento. Fanno fatica, i giovani della nostra epoca, a proiettarsi in leggi di necessità con un fine e non solo come un mezzo; e che il risultato di certi valori vissuti inducevano al rispetto verso se stessi e erano lo specchio che generava una società compatta, e proprio nel cercare di capire come questo era possibile inciampano.

Nei loro volti leggo punti di domanda, quando racconto loro che il ruolo di ogni membro, nella comunità dove viveva era ben definito e collaudato, e che ciò generava sicurezza e senso di aggregazione e appartenenza.

Quando affermo loro che Il rapporto con l’amore veniva sublimato, era divino e di conseguenza innalzato al rango di sogno realizzabile, a portata di mano, solo se…, a quel punto la loro espressione cambia e oltre il velo della loro incredulità posso leggere, tra i tratti sognanti, un desiderio di fondo, quello che va oltre alla superficialità e il consumismo dell’amore dei nostri giorni.

Quando i tratti che si alternano tra i loro volti quello sognante domina, allora capisco che certi valori non possono essere mai sorpassati o fuori moda! E che l’amore, non l’innamoramento, rimane a essere le fondamenta del genere umano.

L’epilogo è: l’amore e la sua continua rinascita nel circuito della vita.

Nel romanzo è una storia, ma è anche la storia d’amore di un tempo che fù: per non dimenticare, da far conoscere e ricordare.

Intervista a Serafina La Marca, donna emigrata e scrittrice..

Ha progetto di pubblicare LA BAMBOLA VENUTA DA LONTANO in tedesco?

Certo!, la pubblicazione del romanzo in lingua tedesca è l’obbiettivo che mi sta a cuore.

Così come so fare meglio, cioè scrivere, desidero in questo modo ringraziare un popolo che è diventato anche il mio. Esprimergli la mia gratitudine è un dovere che sento nei confronti di persone che mi hanno dato tanto e non solo a me, ma a schiere di emigrati di tantissime altre nazionalità e etnie.

Nella traduzione ci sto lavorando con la collaborazione di una giornalista e insegnante.

Manca il meticoloso controllo di refusi e poi anche la versione in lingua tedesca è pronta per la pubblicazione.

Anche in lingua inglese la traduzione è pronta. Anche in questo caso rifare controllare il lavoro, sia dal punto di vista della corretta grammatica, di ortografia e errori interpretativi gravi, è il lavoro di certosino che un’insegnante sta facendo.

Qualche riconoscimento anche personale di cui va fiera..

Il riconoscimento incomparabile, personalissimo di cui vado fiera, è la fiducia di mio figlio nelle mie capacità narrative e il constatare di non averlo deluso!

Ogni genitore sa, quanto i figli sono spietati nei loro giudizi! Quasi per un senso di boicottaggio a prescindere, sono portati a ridicolizzare qualsiasi cosa i genitori fanno o affermano; e quindi rimasi sorpresa quando mio figlio mi regalò un plico di fogli bianchi e una penna, correlati di una cartolina in cui c’era scritto: “Sono solo fogli bianchi. Tocca a te riempirli e farli vivere”. Era l’augurio nel e per il mio cinquantesimo compleanno. Incominciò così la ‘battaglia’ con mio figlio. Da quel giorno, tutte le volte che ci sentivamo, quindi anche più volte al giorno, la sua prima domanda era: “hai scritto oggi? Stai andando avanti?”. Era un’ossessione, tanto che per non sentire più quelle due frasi iniziavo io la conversazione e le domande le ponevo per prima, ma, comunque, la sua mi aspettava al varco e quindi decisi di scrivere assiduamente…Ed eccoci qui!

Intervista a Serafina La Marca, donna emigrata e scrittrice..

La società di oggi..

Quale peso o responsabilità crede abbia la cultura nella società di oggi?

La cultura ha l’immensa responsabilità formativa: cultura-uguale-libertà! Per me è una parola che racchiude lo sviluppo, la crescita personale in tutte le sfaccettature per diventare armonia individuale al servizio del mondo dove ci muoviamo e, essere libertà nel senso emblematico del termine. La cultura ci forma per, a nostra volta, formare. E qui si celano le difficoltà e le ambiguità.

Per me cultura significa ricevere le predisposizioni ad abbracciare l’eterna evoluzione.

Significa pensare e agire con i “perché?” tra le nostre labbra socchiuse, sempre! Con i “perché?” nella nostra mente, spesso atrofizzata da fiumi di informazione inutile; con i “perché?” che ci riportano bambini con tutti i punti di domande che avevamo: necessarie per capire e dare una spiegazione a quel tutto che girava intorno a noi. Ecco il peso che grava nel significato della parola cultura.

“Perché?”, in ogni e per ogni situazione. La cultura è il seme da dove nasce e cresce il nostro senso critico, è il domandarsi il perché di un pensiero, di una società o di una situazione, è un diritto e una responsabilità che sfocia nella libertà e nel benessere del singolo come nel collettivo. L’operare della cultura nel genere umano, e quindi nella società, è un patrimonio al servizio dell’umanità, e il suo peso e responsabilità li determiniamo noi nel momento che la riconosciamo e decidiamo quale tipo di cultura scegliere, interpretare e per finire, l’uso che di essa siamo capaci di farne.

Lei è emigrata in Germania. Dalla Sicilia. Quale rapporto ha con la sua Terra di origine? E quale con la Germania?

Il mio rapporto con la terra dove sono nata lo definisco come quello di una madre con i propri figli: i figli li segue ogni istante e per tutto l’arco della sua vita. Secondo me non c’è nessuna forma d’amore più completa, incondizionata e gratuita dell’amore di una madre per i suoi figli.

Sono vissuta in Sicilia per un tempo relativamente breve, ma questo, per me, non interferisce in alcun modo sul mio approccio con lei. Nessun tempo quantitativo può diminuire o sminuire l’energia che ho dentro e che mi porto dietro ovunque vado o mi trovo.

L’aria che ho respirato al primo respiro, l’impatto con essa è l’imputo che mi fa sentire di appartenere a quell’etnia piuttosto che a un’altra. Si, certo, inevitabilmente faccio dei paragoni o idealizzo e, ovviamente, per le cose che secondo me non vanno mi fa rabbia; ma come in una giostra di emozioni alterno amore e nostalgia, rinuncia e dedizione totale ad essa. Il popolo siciliano ha pregi a cui non dà valore e, sempre secondo me, la Sicilia e la sua gente hanno potenzialità che se valutate e incentivate, anche solo un minimo, loro due potrebbero essere il superlativo in ogni campo, ma questo continua a rimanere utopico e mi amareggia…

La Germania invece è la mia amica della e per la vita. Il rapporto che ho con lei è quel rapporto senza mezzi termini, schietto e libero, da sempre. Al mio arrivo in questa Nazione, tantissimi anni fa, la lingua che non parlavo e capivo era un ostacolo spaventoso per la comunicazione e quindi per l’inserimento in una società che era ed è l’opposto della mia d’origine. Subito, già ad un ristoro autostradale feci l’esperienza della comunicazione gestuale e mi accorsi della disponibilità, pazienza e gentilezza dei miei interlocutori. Da allora non è cambiato nulla a riguardo, e dopo quarantacinque anni che vivo fianco a fianco con il popolo, che è diventato anche il mio, anche adesso che la lingua la capisco e parlo la gentilezza e disponibilità loro, a servizio dei più deboli è l’esperienza che appuro giornalmente.

Il mio rapporto con questa Nazione è un rapporto alla pari, di rispetto e fiducia reciproco. Anche qui mi sento e sono a casa.

Intervista a Serafina La Marca, donna emigrata e scrittrice..

Cosa pensa della collaborazione e della condivisione tra artisti e scrittori?

La collaborazione tra i propagandisti della cultura è una pietra miliare. CURA E’ LA NOSTRA CULTURA. Questa è la frase-slogan scelta dai comuni di Bergamo e Brescia e esprime tutto ciò che significa la collaborazione. Notiamo che quest’anno sono due le città che danno vita a una sola Capitale Italiana Della Cultura! Fuse insieme nella volontà di crescere e amplificare il sapere, hanno capito l’importanza della coesione per condividere e crescere nella conoscenza. Le due città, proclamate nel 2023 per essere Capitale Italiana della Cultura, non dicono: io sono cultura, ma sottolineano: Insieme Curiamo La Nostra Cultura, insieme, amalgamati in un’unica entità! Questo slogan è emblematico per ciò che penso a riguardo la collaborazione e condivisione tra artisti e scrittori.

La nostra cultura personale è anche l’espressione di quello che abbiamo appreso dagli altri e quindi il risultato del nostro bagaglio culturale e sociale sono le persone che hanno colorato la nostra vita. Nel momento che il nostro modo di essere lo esprimiamo pubblicamente, ad esempio con un dipinto, una scultura, uno scritto ecc., da quel momento non appartiene più soltanto a noi; e quindi fare in modo che l’unione tra artisti di ogni arte e disciplina diventi scambio, rende possibile amalgamare ogni espressione artistica affinchè diventi cultura omogenea e amplificata, e ciò che abbiamo, a nostra volta appreso, di riflesso ritorna alla società e viene così reinserito nell’eterno ciclo evolutivo.

La collaborazione e condivisione tra artisti di ogni disciplina è l’unica pietruzza e mezzo efficace che sfocia e completa il mosaico visionario di ogni artista o scrittore.

Tornando ai suoi scritti, ricorda una frase, un passo a memoria più degli altri? Come mai proprio questo?

Due sono i passi a memoria che ricordo. Il primo mi rammenta la responsabilità di noi adulti nei confronti dei bambini, che include anche l’esempio che dobbiamo essere in quanto cristiani.

”Mamma, perché la signora non capisce?” “Perché è una straniera”, le rispose la mamma. ”La signora non capisce perché è ammalata? ‘Straniera è una malattia?”, chiese candidamente la bimba… Ecco, noi adulti non riflettiamo sulle parole che scegliamo per rispondere alle domande e specialmente alle domande dei bambini! La bimba non dimenticherà mai più quella parola e il suo significato. Noi, con la nostra leggerezza, spesso, siamo la causa di conseguenze di pensiero e comportamento gravi. Nella risposta della mamma la bambina aveva captato che la parola straniera era da attribuire a qualcosa di brutto come la malattia.

Se invece la mamma le avesse risposto che, per esempio, il mondo da dove la signora veniva era un mondo a loro sconosciuto, ma che quando lei sarebbe diventata un tantino più grande lo avrebbero visitato, la bambina avrebbe avuto una reazione positiva alla risposta…

Il secondo passo riguarda la definizione di essere o non essere credenti.

“Sei una persona molto credente, vero?” Una delle due compagne di viaggio le aveva fatto una domanda che non si aspettava. “Io sono una persona credente, si. Sono una persona che crede a quello che sente e a quello che vede! Io sono convinta che è stato Dio a regalarmi la consapevolezza, che Lui, Dio non è una scelta mia, fatta a tavolino con i limiti della mia razionalità umana, ma sono stata io una scelta Sua: io sono stata scelta da Dio e non viceversa”. Ecco, le frasi di questo colloquio mi accompagnano nel mio quotidiano perché in loro è racchiusa la fede e la speranza.

La parola fede: non c’è bisogno di credere in qualcosa che è evidente, e l’essere umano è l’evidenza dell’esistenza di Dio, così come la bellezza dell’universo esiste e sicuramente non è stata creata dall’uomo! Il dolore, le emozioni, tangibili quando li sentiamo, i desideri che permettono di vincere oppure fallire, tutto quello che siamo non esiste nella nostra sfera psichica solo perché non lo vediamo con gli occhi e non tocchiamo con le mani?

Dio lo sentiamo presente dentro di noi tutte le volte che avvertiamo una carezza alla nostra anima e sono convinta che è la mano di Dio ad accarezzarci, il Suo amore incondizionato verso ogni singolo Suo figlio, il Suo amore verso di noi e il Suo creato. Per quanto riguarda la speranza io non credo che nessuno riuscirebbe a fare progetti, muoversi, agire senza la speranza. Essa è il motore che alimenta le aspettative attraverso la luce che intravediamo in fondo al tunnel buio.

Intervista a Serafina La Marca, donna emigrata e scrittrice..

Quali sono i suoi riferimenti letterari e artistici in genere?

I miei riferimenti letterari sono tutti i generi che mi regalano input inducendomi a pensare e rivedere i miei punti di vista o convinzioni. Quei generi che mi aiutano ad allargare il mio orizzonte e vedere aldilà della mia limitazione umana e temporale. Tutti i generi che mi fanno sorridere e ridere su ciò che ha senso sdrammatizzare, ridimensionare e relativizzare.

Poesia, romanzi storici e d’appendice, saggi filosofici e religiosi ecc.

Quindi, i riferimenti letterari vanno dalla poesia al dramma, dalla prosa alla danza, musica e sport.

Quali sono i suoi progetti futuri?

I miei progetti futuri sono continuare a scrivere.

Ho due racconti brevi, anzi brevissimi nel cassetto: Uno è il sogno, parte del nostro essere, e l’altro è la visione sociale. Un romanzo iniziato, che va un po’ a rilento, è il lavoro a cui mi sto dedicando attualmente.

Fonte: IBUSINESS


LA BAMBOLA VENUTA DA LONTANO

di Serafina La Marca

ISBN-13 ‏ : ‎ 979-8731794572

ASIN ‏ : ‎ B091F1BFSX

Intervista a Serafina La Marca, donna emigrata e scrittrice e autrice del romanzo "La bambola venuta da lontano" in Libreria e negli Store Online

LA TRAMA

Benedetta è la protagonista della storia.

La realtà dove essa cresce è imbevuta di tradizioni millenarie intrecciate di storia di popoli che l’hanno invasa timbrando l’identità del popolo siculo.

È un popolo che alimenta valori per lui irremovibili come lo sono l’onore, la sacralità della struttura famigliare e sociale, nonché la verginità della donna come valore assoluto.

Benedetta cresce nutrita di questo nettare, ma sogna un mondo con infinite possibilità da abbracciare.

Sogna il suo futuro libera da pregiudizi che innalzano confini e presto si rende conto che la sua terra non può venire incontro ai suoi bisogni.

Isolata nel suo mondo psichico sogna ad occhi aperti con l’unica amica che ha: Behla, la sua bambola.

Behla è arrivata nella sua vita da una nazione a lei sconosciuta determinando le sue scelte e regalandole la certezza che il mondo non è solo la realtà del suo paese.

La sua occasione arriva con un ragazzo venuto dalla Germania.

I due giovani si innamorano e va via insieme a lui che funge da trampolino di lancio.

La vita al di fuori le sicurezze di provenienza, tradizioni e cultura di un altro popolo la portano a isolarsi, ma anche a tirare fuori tutto il positivo dalla situazione in cui si trova.

L’emarginazione, dovuta alla non conoscenza della lingua e la conseguente solitudine la porta a circondarsi di altri amici inconsueti: una formichina, un lupo, un fantasma.

Sono loro, che attraverso il loro mondo incontaminato le fanno vedere le infinite possibilità che ha a portata di mano.

Si rende conto che per superare le barriere dell’isolamento deve imparare la lingua del posto dove vive.

Si accorge che la sua Patria di adozione le offre un’altra identità e prospettiva di vita.

Benedetta sperimenta, che la parola solidarietà, la mano tesa, l’incoraggiamento non sono parole teoriche, ma fatti che si ripetono quotidianamente, in silenzio.

Alla fine capisce, che le difficoltà invece che abbatterla hanno fatto di lei una donna libera.

A quel punto decide di ritornare alle origini con il sogno e la speranza di trovare un posto nella terra dove è nata.

L’amore, che arriva nella sua vita inaspettato, riconosce, nel suo stile di vita vissuta controcorrente, l’importanza del confronto, del camminare insieme anche se per strade e culture diverse, si accorge della ricchezza che ha l’andare alla ricerca di mondi sconosciuti per approdare là, dove ci sentiamo a casa, dove ci viene offerta una casa, e quindi rimettersi in discussione e ripartire.



Serafina La Marca

Intervista a Serafina La Marca, donna emigrata e scrittrice e autrice del romanzo "La bambola venuta da lontano" in Libreria e negli Store Online

La Biografia di Serafina La Marca è avvincente, pur nella semplicità della “trama”.

Conosciuta come autrice del romanzo “La Bambola Venuta Da Lontano”, di origine siciliana e tedesca di adozione, si definisce una di quelle persone che ha deciso di emigrare e lasciare il proprio paese in cerca di risposte.

Come quelle persone ha vissuto le problematiche dello sradicamento, della solitudine, dell’emarginazione.

Ma non ha mai smesso di sognare, sperare e tentare di emergere come persona con una propria personalità e una propria storia.

Erano gli anni in cui esistevano i confini tra le nazioni. E l’Europa unita era un sogno di pochi illuminati.

C’erano problemi concreti da risolvere, si dovevano combattere battaglie personali tra infinite difficoltà, non c’era posto per i sogni.

E poi vi erano i confini linguistici, che finivano per creare ghetti da cui necessariamente uscire per andare avanti.

E si rischiava di idealizzare tutto quello che ci si era lasciato alle spalle.

Ogni lira guadagnata si spediva in Italia per costruirsi la casetta e rientrare con un modesto gruzzoletto.

Ecco qual era l’unico obiettivo, il motore che permetteva di sopravvivere al distacco da famiglia e affetti.

Intanto gli anni passavano, la vita si trascinava tra arrivi e partenze, i figli nascevano, crescevano e vivevano tra due realtà concatenate.

Molti di loro in età scolastica venivano portati nei luoghi di origine, lasciati ai nonni.

Per loro si sceglieva la scuola italiana in previsione del rimpatrio, del sogno da realizzare.

Si sceglieva la via dello sradicamento, il ciclo si ripeteva.

Il tempo però non si fermava ad aspettare e oggi molti di quella generazione hanno deciso di lasciare il proprio sogno nel cassetto. Quel cassetto che aprono di tanto in tanto per tenere viva la speranza, per alimentare l’idea che, pur continuando a girare intorno al mondo al passo di una formichina, alla fine sicuramente riusciranno a fermarsi all’ombra del proprio cipresso.

Nel romanzo “La Bambola Venuta Da Lontano” Serafina ha voluto descrivere uno stralcio di quel mondo, proprio per chi è lontano da simili problematiche e dolori affinchè possano essere conosciute e comprese.

Ha voluto raccontarlo a coloro che amano leggere la realtà nutrita di fantasia. Quella risorsa importante che ci permette di spaziare senza limiti ogniqualvolta sentiamo la necessità di evadere dal quotidiano per avventurarci e vivere nel mondo perfetto, immaginato, creato da noi.

Ha voluto scriverlo anche per quelli come lei. Per dire loro che non sono né un fallimento né una vittoria, ma persone che hanno portato nel mondo le proprie origini e tradizioni, la loro cultura, la loro fede, la loro incredibile capacità di emergere dagli abissi. E vincere così la loro personale battaglia.

Ecco quindi la Biografia di Serafina La Marca: una donna emigrata e poi diventata scrittrice per il suo sogno di vita. E per quello di tanti.



Intervista a Serafina La Marca, donna emigrata e scrittrice e autrice del romanzo "La bambola venuta da lontano" in Libreria e negli Store Online

Intervista a Serafina La Marca, donna emigrata e scrittrice e autrice del romanzo

“La bambola venuta da lontano”

Post Author: Kosmikos.info