Abbecedario di Rime di Luciano Domenighini e la poesia come resistenza etica della parola
Recensione di Enza Spagnolo, Critico Letterario e Curatrice Editoriale
Esiste una poesia che non rincorre l’immediatezza dell’emozione né l’effetto della confessione personale, ma sceglie consapevolmente il rigore della forma come strumento di responsabilità civile. È questa la direzione intrapresa da Luciano Domenighini nella raccolta Abbecedario di rime, un’opera che riafferma il valore della metrica non come esercizio accademico, ma come autentica architettura del pensiero poetico.
In un panorama contemporaneo spesso dominato dalla frammentazione linguistica e dalla dissoluzione delle strutture tradizionali, Domenighini recupera la disciplina del verso per restituire alla parola la sua funzione originaria: custodire significato, memoria e identità. La forma metrica non appare mai come un vincolo esteriore, bensì come il luogo in cui il sentimento acquista misura e può trasformarsi da esperienza individuale a patrimonio condiviso.
La metrica come scelta civile
La poesia di Domenighini non guarda al passato con nostalgia. Al contrario, utilizza gli strumenti della tradizione per affrontare le inquietudini del presente.
La rima, il ritmo, l’equilibrio delle strutture diventano una risposta alla dispersione contemporanea. Ogni componimento sembra affermare che l’ordine formale non limita la libertà creativa, ma la rende più consapevole, opponendo alla precarietà del linguaggio quotidiano una parola capace di durare.
È una concezione profondamente etica della poesia, nella quale il lavoro dell’autore assume il carattere dell’artigianato letterario: cesellare il verso significa costruire un luogo stabile contro la perdita di senso.
Custodire la memoria attraverso il linguaggio
Uno degli aspetti più significativi della raccolta è il continuo recupero del patrimonio lessicale e culturale.
Le liriche iniziali, come Passacaglia, Vocativo e Temerarietà, dichiarano programmaticamente questa scelta poetica: la parola viene sottratta alla logica del consumo rapido per tornare a essere deposito di memoria, tradizione e civiltà. Ogni struttura metrica diventa così una forma di resistenza culturale contro l’impoverimento semantico del nostro tempo.
Una poesia che nasce dall’esperienza
Dopo aver definito il proprio metodo poetico, Domenighini apre progressivamente la raccolta alla realtà vissuta.
Entrano in scena figure comuni, paesaggi marini, affetti, perdono, lavoro quotidiano, trasformando la poesia in uno spazio dove esperienza individuale e memoria collettiva dialogano continuamente.
Il mare, la natura e il paesaggio non costituiscono semplici elementi descrittivi, ma diventano luoghi interiori nei quali il poeta misura il proprio rapporto con il tempo, con l’amore e con la fragilità dell’esistenza.
L’epica della quotidianità
Particolarmente interessante è la capacità dell’autore di attribuire dignità poetica alle persone comuni.
Gli eroi della raccolta non appartengono alla dimensione mitica, ma alla vita quotidiana. Il lavoro, la fatica, la perseveranza e l’onestà diventano materia poetica e restituiscono centralità a quei valori che la contemporaneità tende spesso a marginalizzare.
Anche quando affronta la critica sociale, Domenighini evita ogni enfasi polemica: preferisce affidare alla misura del verso il compito di indicare una possibile ricostruzione morale.
Una poetica della misura
Il tratto forse più originale di Abbecedario di rime risiede proprio nella sua idea di equilibrio.
La poesia non ricerca l’effetto immediato né l’eccesso espressivo; sceglie invece la concentrazione, la precisione e la sobrietà. È una scrittura che invita il lettore a rallentare, ad ascoltare il peso autentico delle parole e a ritrovare nella forma una possibilità di conoscenza.
In questa prospettiva, il libro di Luciano Domenighini assume un valore che supera la dimensione della singola raccolta poetica: propone una riflessione sul destino stesso della lingua e sulla responsabilità di chi continua a credere che la poesia possa ancora custodire memoria, bellezza e senso.
Enza Spagnolo | Critico Letterario e Curatrice Editoriale

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