Come alberi sulla riva del fiume: Fausto Negri e don Luigi Guglielmoni raccontano una spiritualità delle radici
A cura di Francesco Nigri
Mettere radici profonde, attraversare le stagioni dell’esistenza e imparare a portare frutto. È attorno alla forza simbolica dell’albero che Fausto Negri e don Luigi Guglielmoni costruiscono Come alberi sulla riva del fiume. Itinerario per un cammino di spiritualità, pubblicato da Tau Editrice.
L’immagine dell’albero accompagna da sempre il linguaggio religioso, letterario e simbolico dell’uomo. Le radici che affondano nella terra, il tronco che sostiene, i rami che cercano la luce, i frutti che maturano lentamente raccontano qualcosa che appartiene anche alla nostra esperienza: crescere significa trovare un fondamento e, nello stesso tempo, continuare ad aprirsi verso ciò che ancora non conosciamo.
È da questa immagine antica e universale che prende forma Come alberi sulla riva del fiume. Itinerario per un cammino di spiritualità, il nuovo libro di Fausto Negri e don Luigi Guglielmoni, pubblicato da Tau Editrice. La casa editrice presenta il volume proprio attraverso l’immagine dell’albero piantato lungo corsi d’acqua: una vita chiamata a mettere radici profonde per poter generare frutti capaci di durare.
L’albero come immagine dell’esistenza
Il fulcro del volume è la valorizzazione delle diverse parti dell’albero – radici, tronco, rami, foglie e frutti – trasformate in altrettante occasioni per interrogare l’esistenza umana e la vita cristiana.
La metafora funziona proprio perché non rimane confinata alla dimensione naturalistica. Un albero ha bisogno di tempo. Non cresce attraverso l’immediatezza, non produce continuamente, non può vivere senza ciò che rimane nascosto sotto la terra.
In questa prospettiva, l’immagine assume anche un significato particolarmente contemporaneo.
Alla velocità, alla produttività, alla competizione e alla necessità dell’apparire che caratterizzano una parte della società contemporanea, l’albero contrappone un’altra misura del tempo. Cresce lentamente, attraversa stagioni differenti, sopporta il freddo e attende nuovamente la primavera.
La sua forza visibile dipende soprattutto da ciò che non vediamo: le radici.
È una metafora semplice, ma proprio per questo capace di parlare anche oltre il linguaggio strettamente religioso.
Un vero itinerario di spiritualità
Negri e Guglielmoni costruiscono il volume come un vero itinerario di spiritualità che, attingendo alla Bibbia, propone riflessioni e stimoli rivolti alla verifica personale, sociale ed ecclesiale.
Non siamo quindi davanti soltanto a un libro da leggere in maniera lineare.
La struttura suggerisce piuttosto un percorso nel quale la lettura può diventare occasione per interrogarsi sul proprio modo di vivere, sulle relazioni, sulla fede e sulla capacità di riconoscere ciò che realmente alimenta l’esistenza.
Anche la prefazione, affidata a monsignor Erio Castellucci, Arcivescovo Abate di Modena-Nonantola, Vescovo di Carpi e già Vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, introduce il lettore alla dimensione spirituale e simbolica attorno alla quale si sviluppa il volume.
Radici e futuro
Uno degli aspetti più interessanti della metafora scelta dagli autori riguarda il rapporto tra radicamento e apertura.
Mettere radici non significa rimanere immobili.
Accade esattamente il contrario: quanto più un albero possiede radici capaci di sostenerlo, tanto più può svilupparsi verso l’alto e allargare i propri rami.
Trasferita all’esistenza umana, questa immagine suggerisce una riflessione importante. Identità e cambiamento non devono necessariamente essere considerati opposti. Sapere da dove veniamo, riconoscere i legami che ci hanno formato e custodire ciò che possiede valore può diventare la condizione per affrontare il cambiamento senza esserne travolti.
L’albero esposto alle stagioni diventa allora anche un’immagine della fortezza e della duttilità: resistere non significa irrigidirsi, così come cambiare non significa necessariamente perdere le proprie radici.
La gratuità come alternativa alla logica della prestazione
La metafora naturale consente agli autori di introdurre anche una riflessione sulla relazione con gli altri.
L’albero offre ossigeno, ombra, frutti e legno. La sua presenza può quindi essere letta come modello di un’esistenza che non trova il proprio centro esclusivamente nell’affermazione individuale, ma nella capacità di generare qualcosa che possa essere condiviso.
Da qui emerge uno dei temi più attuali del libro: la gratuità.
In un contesto nel quale il valore personale viene spesso associato alla prestazione, alla visibilità e al risultato, Come alberi sulla riva del fiume propone implicitamente un’altra domanda: quanto della nostra vita è ancora capace di sottrarsi alla logica dello scambio?
La risposta suggerita dall’immagine dell’albero passa attraverso la solidarietà, la cura e la capacità di mettere a disposizione degli altri ciò che siamo riusciti a far maturare.
Una spiritualità che parte dalla vita
Il libro non separa la dimensione spirituale dalla concretezza quotidiana. Le riflessioni dei due autori nascono anche dall’osservazione della vita degli alberi e diventano occasioni per parlare dell’esistenza delle persone.
È proprio questo passaggio dal visibile all’interiore a rendere efficace la metafora scelta.
L’albero diventa un linguaggio attraverso il quale rileggere crescita, fragilità, attesa, maturazione, relazioni e appartenenza. Persino le stagioni meno generose acquistano significato: la perdita delle foglie non coincide con la morte dell’albero, così come una fase difficile dell’esistenza non necessariamente rappresenta la conclusione di un percorso.
Sotto la superficie può continuare a vivere qualcosa che prepara una nuova fioritura.
«Come alberi sulla riva del fiume»
Il titolo scelto da Fausto Negri e don Luigi Guglielmoni contiene dunque già la direzione dell’intero percorso.
Essere come alberi sulla riva del fiume significa riconoscere la necessità di una sorgente alla quale continuare ad attingere. Significa avere radici e, contemporaneamente, rami rivolti verso l’esterno. Significa accettare che la maturazione richieda tempo.
In una società che tende ad accelerare continuamente il ritmo dell’esistenza, riscoprire il tempo dell’albero può diventare anche un modo per riscoprire il tempo dell’uomo.
Ed è probabilmente in questa relazione tra spiritualità, natura ed esperienza quotidiana che il nuovo volume di Negri e Guglielmoni trova la propria chiave più interessante: non proporre l’albero semplicemente come immagine da contemplare, ma come una domanda rivolta al lettore.
Quali sono le nostre radici, da quale acqua continuiamo ad alimentarci e quali frutti siamo capaci di offrire agli altri?
Come alberi sulla riva del fiume. Itinerario per un cammino di spiritualità, di Luigi Guglielmoni e Fausto Negri, è pubblicato da Tau Editrice.
Francesco Nigri | Poeta, Scrittore

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