La Voce dell’Anima e il Mistero dell’Amore: Francesca Basile vince il Premio Speciale Ginevra allo Switzerland Literary Prize 2026
di Enza Spagnolo
GINEVRA / LUGANO – Prestigioso traguardo internazionale: la poetessa Francesca Basile ha vinto il Premio Speciale Ginevra all’ambìto concorso Switzerland Literary Prize 2026. Il riconoscimento premia la sua opera d’esordio, “Non chiamateci poesie”, pubblicata a settembre 2024 dalla casa editrice TraccePerLaMeta (Collana Indaco – Poesia).
L’opera della Basile, nata in Germania nel 1976 da genitori emigrati pugliesi, originaria di Ruvo di Puglia e trapiantata nella provincia di Como per svolgere la professione di infermiera, ha saputo folgorare la giuria svizzera grazie a un’onestà espressiva raddensata in una grammatica interiore purissima. I giurati elvetici hanno saputo scorgere in questo testo la potenza di una “pittrice delle parole”, capace di affrescare l’esistenza umana nel bene e nel male, traducendo le fatiche del quotidiano in istanti di assoluto splendore.
L’Equazione dell’Amore e il Manifesto dell’Autrice
C’è una formula matematica per rappresentare il mistero dell’amore? I più romantici fanno ricorso all’equazione di Dirac: (\partial+m) \psi=0. Se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere descritti come due sistemi distinti, ma, in qualche modo, diventano un unico sistema. È questa la straordinaria intuizione che Francesca Basile ha impresso sulla propria pelle e tra le pagine del suo manifesto letterario, per ricordare l’amore totale e presente che ha ispirato questo volume. Ed è proprio da questa profonda consapevolezza intima che si snoda l’opera premiata a Ginevra.
Il titolo racchiude un manifesto lirico ben preciso: una scrittura spontanea e urgente, carica di sensazioni e ricordi, capace di unire momenti temporali diversi per ricostruire con disarmante verità la storia di vita, le esperienze e gli incontri dell’autrice.
Un Viaggio tra Luci, Ombre e la Memoria delle Radici
Il nucleo profondo di quest’opera risiede nella capacità di catturare istantanee di eterno: fotografie di attimi in cui l’autrice coglie la grazia del creato, la luce della luna, il luccichio delle stelle. L’intenzione profonda di Francesca Basile è quella di fermare per un istante il tempo, per godere della pace che giunge dopo gli assalti inevitabili della vita quotidiana.
«Il mio sguardo ancora vigile / osserva nuvole di immagini / non ancora scattate / Non sono tante / un rullino da sei basterebbe»
— (da “La tela” / “Prefazione”)
In una struttura metrica a schema libero, arricchita da un lessico fantasioso, brioso e da neologismi calzanti prodotti dalla stessa autrice, si alternano riflessioni a volte amare, ma costantemente illuminate dalla speranza. L’autrice sperimenta le erte salite e gli smarrimenti del pellegrino della via; sa cosa significhi viaggiare con “bauli carichi di aspettative, ma senza meta”. Per ritrovare la strada maestra e i punti fermi necessari all’orientamento del cuore, Francesca si affida alla memoria familiare, al proprio vissuto e ai luoghi geografici d’affezione. Ruvo di Puglia emerge così come il vero luogo dell’anima, la terra madre del legame profondo con le tradizioni. È proprio per dare voce a questo mondo antico che l’autrice ritorna al dialetto ruvese, lo strumento linguistico degli affetti più cari e incontaminati.
La Poesia Terapeutica e l’Impegno nel Sociale
Il viaggio lirico tocca vette di struggente intimità in testi intensissimi come “Soli”, “Il percorso”, “A occhi chiusi”, o la potente prosa e metafora naturalistica di “La forza della vita”, in cui un piccolo fiore giallo che sboccia ostinato tra la terra e il petrolio diventa il simbolo della rinascita umana. Come annota la stessa Basile nei suoi commenti privati, la poesia per lei è stata un tesoro custodito in fondo a un cassetto della memoria, risvegliato dalla lettura e dall’osservazione appassionata delle emozioni dettate dall’anima: «Sono luce e buio, sole e tempesta. Non scrivo io, è la mia anima che mi detta».
Questa visione curativa ed empatica della scrittura trova un’applicazione concreta e nobile nella sfera professionale dell’autrice. Alcune liriche tratte da “Non chiamateci poesie” fanno infatti parte del progetto “Parole che curano”, installato nella Sala d’attesa dell’Unità di Terapia Intensiva Cardiologica – Struttura Complessa Cardiologica del Presidio Ospedaliero di Saronno. Un’iniziativa che testimonia il valore autenticamente terapeutico della sua parola, capace di farsi sollievo nei momenti di maggiore fragilità e trepidazione. L’impegno letterario della scrittrice si estende inoltre alle tematiche di genere e alla coralità artistica, come dimostra la sua recente e significativa partecipazione al progetto antologico “Fotogrammi al femminile” (Seconda Edizione), un tassello importante che ne arricchisce la poliedricità espressiva.
Il Riconoscimento Internazionale
La vittoria dello Switzerland Literary Prize 2026 consacra questa “grammatica interiore” oltre i confini nazionali. Il Premio Speciale Ginevra corona un percorso di crescita straordinario per un’autrice che, tra la corsia d’ospedale e i fogli bianchi, ha saputo dimostrare una capacità unica nel trasformare il quotidiano in un atto poetico. Un successo che fa onore alla Collana Indaco e alla dedizione dell’Associazione Culturale TraccePerLaMeta.
«Soli, uniti in anima e in cuore,
in grazia e pace.
Se un domani ci sarà
il nostro insieme,
sarà imprescindibile.
Anche oltre la vita.»
— (da “Soli”, p. 10)
Enza Spagnolo
Docente, Critico Letterario e Curatore Editoriale
Articolo redatto in occasione del conferimento dello Switzerland Literary Prize 2026. Opera citata: F. Basile, “Non chiamateci poesie”, Tracce PerLaMeta Edizioni, 2024

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