Enza Spagnolo vince il Primo Premio per la Poesia Inedita al “Città del Galateo”: la memoria diventa paesaggio dell’anima
La poesia continua a dimostrare la propria capacità di custodire la memoria senza trasformarla in retorica. Lo conferma il Primo Premio nella sezione Poesia Inedita del XIII Premio Internazionale d’Eccellenza “Città del Galateo – Antonio De Ferrariis”, assegnato a Enza Spagnolo, poetessa e critico letterario, per la lirica Spasimo d’amore, dedicata alla memoria del Capitano di Fregata Natale De Grazia, Medaglia d’Oro al Merito di Marina.
Il riconoscimento, che sarà consegnato durante la cerimonia ufficiale dell’8 ottobre 2026 presso la Sala Capitolare del Senato della Repubblica, premia un testo che sceglie una strada tutt’altro che celebrativa: quella della contemplazione, del paesaggio e della forza evocativa della parola poetica.
Una memoria che si fa natura
La prima impressione che la lirica restituisce è quella di un paesaggio vivo, attraversato da vento, sale, vegetazione e mare. Il protagonista umano non compare immediatamente. È il territorio stesso a parlare.
Le vele, le correnti, la schiuma, le rocce, la resina, il fico d’India, il croco e la liquirizia costruiscono una geografia poetica profondamente mediterranea nella quale la memoria dell’uomo si dissolve dentro la natura anziché sovrapporsi ad essa.
È una scelta significativa. Enza Spagnolo evita la commemorazione diretta e preferisce lasciare che sia il paesaggio a custodire la presenza dell’eroe. La figura del Capitano Natale De Grazia emerge lentamente, quasi fosse già diventata parte integrante della costa che ha amato e difeso.
L’effetto è quello di una memoria che non appartiene più soltanto alla storia, ma alla terra stessa.
Il Mediterraneo come luogo simbolico
Il mare non è soltanto uno scenario. Nella poesia assume una funzione quasi archetipica: rappresenta il viaggio, il destino, il mistero e insieme la responsabilità dell’uomo.
Le immagini marine non hanno carattere descrittivo, ma diventano elementi simbolici.
Le “vele spiegate” aprono il componimento come un gesto di partenza e di libertà.
Le “forti correnti” suggeriscono invece le difficoltà dell’esistenza, mentre la “randa che si gonfia con il respiro del mare” conclude la lirica con un’immagine di straordinaria naturalezza, nella quale il vento sembra coincidere con il soffio stesso della vita.
È proprio questo dialogo continuo tra elemento umano ed elemento naturale a conferire unità al testo.
La presenza dell’eroe
Il cuore della poesia coincide probabilmente con questi versi:
“È servito il tributo d’un nuovo eroe
a custodire il promontorio
disteso come un gigante
sulla distesa d’acque…”
Non vi è alcuna enfasi retorica. L’eroe non viene raccontato attraverso l’azione, ma attraverso ciò che continua a proteggere.
Il verbo custodire diventa la parola chiave dell’intero componimento.
La memoria non è monumento immobile, bensì presenza silenziosa che continua ad abitare il paesaggio.
In questo senso il testo assume anche una dimensione civile, ricordando una figura il cui impegno per la ricerca della verità continua ancora oggi a interrogare la coscienza collettiva.
Una poetica della misura
Chi conosce la produzione poetica di Enza Spagnolo riconosce in questa lirica alcuni elementi che caratterizzano stabilmente la sua scrittura.
La scelta di un linguaggio limpido. L’attenzione per la forza evocativa dell’immagine. L’assenza di qualsiasi compiacimento retorico. La preferenza per una poesia che suggerisce più di quanto dichiari.
La musicalità nasce dall’alternanza di versi brevi e pause naturali, mentre la sintassi rimane volutamente essenziale, lasciando che siano le immagini a costruire il significato.
La parola non cerca effetti spettacolari. Procede con discrezione, affidando alla precisione lessicale il compito di generare emozione.
La natura come archivio della memoria
Uno degli aspetti più interessanti del testo riguarda il rapporto tra memoria e paesaggio.
La costa, le essenze mediterranee, il vento e il mare diventano un vero archivio naturale della presenza umana.
È come se ogni elemento conservasse una traccia dell’uomo ricordato.
Questa fusione tra natura e memoria richiama una tradizione lirica profondamente mediterranea, nella quale il paesaggio non costituisce semplice sfondo, ma partecipa intimamente alla costruzione del significato poetico.
L’amore evocato nel titolo non è soltanto sentimento personale.
Diventa amore per una terra, per il mare, per la verità e per quella responsabilità civile che alcune figure continuano a rappresentare anche dopo la loro scomparsa.
Un riconoscimento alla qualità della parola
Il Primo Premio attribuito a Spasimo d’amore riconosce una poesia capace di affrontare il tema della memoria senza cedere alla commemorazione celebrativa.
Enza Spagnolo costruisce un testo nel quale il paesaggio mediterraneo diventa linguaggio dell’interiorità e luogo di permanenza della memoria.
È una poesia che preferisce l’allusione alla dichiarazione, l’immagine al commento, il silenzio alla retorica.
Proprio questa misura espressiva rappresenta uno degli aspetti più convincenti della sua poetica: una scrittura che sceglie di affidare alla forza delle immagini il compito di custodire il ricordo, trasformando il mare, il vento e la luce del Mediterraneo in una forma di memoria destinata a durare oltre il tempo della cronaca.
LA POESIA VINCITRICE
Alla memoria del Capitano di Fregata Natale De Grazia (Medaglia d’oro al Merito di Marina)
Spasimo d’amore
Arano il mare
vele
spiegate
Scampoli di schiuma
si infrangono
su queste coste
di rocce aguzze
spioventi a specchiarsi
su una distesa azzurra
tra forti correnti
L’aria salmastra
riempie ogni anfratto
penetra nei tronchi
si lega alla resina
Profumi di fichidindia
a maturare
corteggiano il mare tra
sogni di naviganti
Struggente
fragile bellezza
desiderosa d’amore
misteriosa e ammaliatrice
come il canto di sirene
nascoste tra gorgonie e coralli
È servito il tributo d’un nuovo eroe
a custodire il promontorio
disteso come un gigante
sulla distesa d’acque a guardare
innamorato l’Isola
tra seni turgidi e
aromatiche fragranze
Il croco apre le sue corolle
tra radici di liquirizia
mentre i venti disperdono
da costa a costa
spasimi d’amore
e la randa si gonfia
con il respiro del mare
Enza Spagnolo