Perché il madurismo non può essere un modello per la sinistra italiana (neppure quella più radicale)
Il madurismo, nella sua configurazione attuale, rappresenta la degenerazione di un esperimento politico originariamente fondato su istanze di giustizia sociale, emancipazione nazionale e redistribuzione delle risorse. Tuttavia, il processo avviato da Hugo Chávez, pur nella sua ambiguità ideologica, manteneva inizialmente un certo radicamento nella legittimità popolare e in una concezione dello Stato come strumento di inclusione.
Con il governo di Nicolás Maduro, tale impianto si è progressivamente trasformato in un sistema autoritario, centralizzato e fortemente dipendente dall’apparato militare, dalla violenza di Stato e da pratiche di repressione sistemica, perdendo ogni riferimento coerente al socialismo democratico o al pensiero critico marxista contemporaneo.
La deriva autoritaria e la crisi della rappresentanza
L’accentramento del potere nelle mani dell’esecutivo, la cooptazione delle istituzioni, la soppressione del dissenso e la manipolazione delle procedure elettorali hanno svuotato il principio di sovranità popolare.
Il Venezuela di Maduro non è una democrazia partecipativa ma un’autocrazia plebiscitaria che utilizza il linguaggio rivoluzionario per legittimare il controllo politico.
La retorica socialista è divenuta un mero strumento di dominio, privato di qualsiasi contenuto emancipatore.
La dissoluzione dello Stato di diritto e del pluralismo
La subordinazione del potere giudiziario, la persecuzione degli oppositori e la censura dei media delineano un contesto di erosione profonda dello Stato di diritto.
In assenza di contrappesi istituzionali, l’uguaglianza si converte in strumento di coercizione.
Il “socialismo autoritario” di Maduro contraddice i fondamenti stessi del pensiero socialista moderno, da Bobbio (Destra e sinistra) a Laclau (On Populist Reason), per i quali la libertà non è un accessorio dell’uguaglianza, ma la sua condizione di possibilità.
L’economia della rendita e la crisi strutturale del modello produttivo
Il madurismo ha aggravato la dipendenza del Paese dalla rendita petrolifera, distruggendo il tessuto produttivo e sostituendo la redistribuzione con un sistema di sussidi clientelari.
L’economia è così divenuta una economia di sopravvivenza priva di sviluppo e innovazione, incompatibile con qualsiasi visione socialista moderna fondata sul lavoro, la conoscenza e la partecipazione.
Il populismo come sostituto dell’ideologia
La costante invocazione del “popolo” come entità omogenea e infallibile ha cancellato la società civile e ogni mediazione istituzionale.
Il populismo plebiscitario, analizzato da Ernesto Laclau e Chantal Mouffe, è stato ridotto a caricatura: non più spazio di articolazione democratica, ma dispositivo di mobilitazione regressiva.
Il nemico esterno (l’imperialismo) è divenuto un espediente retorico per mantenere il consenso interno.
L’infiltrazione del narcotraffico e la perdita di legittimità morale dello Stato
L’esistenza del “Cartel de los Soles” – rete criminale interna a forze armate e governo, coinvolta nel traffico di cocaina – trasforma lo Stato venezuelano in un ibrido tra potere politico e criminalità organizzata.
Questa simbiosi ha distrutto la credibilità morale del progetto bolivariano: un capitalismo clandestino travestito da socialismo.
Laddove lo Stato perde il monopolio della legalità, la politica smette di essere emancipatrice e diventa strumento di violenza economica.
I prigionieri politici, le torture e gli omicidi di Stato
Secondo Foro Penal, al luglio 2025 i prigionieri politici in Venezuela erano oltre 850.
Rapporti di Human Rights Watch e Amnesty International denunciano torture, esecuzioni extragiudiziali e sparizioni forzate: scosse elettriche, violenze sessuali, asfissia, detenzioni in isolamento.
Il caso del capitano Rafael Acosta Arévalo, ucciso nel 2019 dopo giorni di torture, resta simbolo della brutalità di Stato.
La Commissione interamericana per i diritti umani ha qualificato tali pratiche come crimini contro l’umanità.
Un potere che imprigiona, tortura e uccide i propri cittadini non può essere considerato socialista, ma tirannico.
La delegittimazione dell’opposizione e il caso María Corina Machado
Elemento cardine del sistema madurista è la delegittimazione totale dell’opposizione.
Il regime tenta di rappresentare i movimenti democratici come strumenti dell’“estrema destra” o del “colonialismo americano”.
La persecuzione di María Corina Machado, leader di Vente Venezuela e premio Nobel per la Pace 2025, ne è il simbolo.
Maduro l’ha accusata di cospirazione e tradimento, costruendo una narrazione che equipara la libertà politica all’imperialismo.
Questo meccanismo di propaganda ricalca strategie storiche note:
– il fascismo italiano, che bollava come “antipatriottici” i partigiani antifascisti;
– lo stalinismo, che definiva “agenti del capitalismo” i socialisti democratici.
La sinistra italiana, erede della cultura antifascista e pluralista, non può accettare questa confusione tra libertà e tradimento, tra opposizione e nemico.
L’assenza di un’etica socialista
Il socialismo richiede un’etica pubblica della responsabilità e della trasparenza.
Nel Venezuela madurista, invece, la corruzione sistemica e la militarizzazione del potere hanno dissolto ogni fiducia collettiva.
Il partito-Stato è divenuto una macchina di autoconservazione che sostituisce l’autogestione con l’obbedienza.
L’incompatibilità culturale con la tradizione della sinistra italiana
La sinistra italiana – da Gramsci a Bobbio, da Rosselli a Togliatti – ha sempre inteso la trasformazione sociale come ampliamento della libertà e della cultura civile.
L’idea gramsciana di egemonia implica consenso e partecipazione, non coercizione.
Il modello venezuelano, che confonde il popolo con il partito e lo Stato con l’apparato di sicurezza, è dunque antitetico alla tradizione italiana, nata dall’antifascismo e dalla Resistenza.
L’analogia etico-politica con l’intervento degli Alleati in Europa
Il sostegno internazionale alla liberazione democratica del Venezuela trova una analogia morale, non militare, con l’intervento degli Alleati in Europa e in Italia contro il nazifascismo.
Come allora, è in gioco un principio: la sovranità non può giustificare la violazione sistematica dei diritti umani.
a. L’ingerenza etica e la responsabilità di proteggere
L’intervento alleato non fu soltanto una guerra tra Stati, ma un’azione per restituire libertà ai popoli oppressi.
La stessa logica informa oggi la Responsibility to Protect (R2P) riconosciuta dalle Nazioni Unite: la comunità internazionale ha il dovere di agire quando un governo commette crimini contro la propria popolazione.
In questo senso, l’appoggio diplomatico e umanitario alle forze democratiche venezuelane non è “imperialismo”, ma solidarietà antifascista aggiornata al XXI secolo.
b. Liberazione e non dominazione
L’intervento alleato in Italia restituì sovranità al popolo, favorendo la nascita della Repubblica e della Costituzione del 1948.
Allo stesso modo, un sostegno internazionale alla democrazia venezuelana ha come obiettivo la restituzione dell’autogoverno ai cittadini, non l’imposizione di un modello esterno.
Come ricordava Alcide De Gasperi, “la libertà non si esporta: si aiuta a riconquistarla”.
c. La retorica dell’antimperialismo come strumento autoritario
Il fascismo e il nazismo si autodefinivano “difensori della civiltà europea” contro l’imperialismo anglosassone; il madurismo usa la stessa inversione semantica, proclamandosi anti-coloniale per giustificare la propria repressione interna.
In realtà, in entrambi i casi, l’autoritarismo si traveste da patriottismo per sottrarsi alla critica.
d. Il dovere morale dell’Europa democratica
Come l’Europa liberata dovette scegliere tra neutralità e giustizia, anche oggi la sinistra europea non può essere neutrale di fronte a un regime che tortura, uccide e imprigiona.
Restare in silenzio, in nome di un malinteso “anti-imperialismo”, significherebbe tradire l’eredità di Churchill, Roosevelt e De Gasperi, che unirono la forza militare alla legittimità morale della libertà.
Concludendo
Il madurismo non rappresenta la continuità del socialismo, ma la sua negazione autoritaria e criminalizzata.
Non è un’alternativa al neoliberismo, bensì la sua immagine speculare: un sistema oligarchico, retto dal clientelismo, dalla violenza e dal narcotraffico.
Sostenere la democrazia venezuelana non significa aderire all’imperialismo, ma difendere la stessa idea di libertà che, in Europa, pose fine al nazifascismo.
Solo un socialismo che sappia unire giustizia sociale, diritti umani e legalità democratica può ancora dirsi erede della grande tradizione della sinistra italiana ed europea.
Francesco Nigri
Riferimenti comparativi essenziali
- Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, Einaudi.
- Norberto Bobbio, Destra e sinistra, Donzelli.
- Ernesto Laclau, On Populist Reason, Verso.
- Chantal Mouffe, For a Left Populism, Verso.
- Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, Harcourt.
- Steven Levitsky & Lucan A. Way, Competitive Authoritarianism, Cambridge University Press.
- Margarita López Maya, El legado de Chávez, CLACSO.
- Javier Corrales, Authoritarian Survival: Why Maduro Holds On, Journal of Democracy, 2023.
- Amnesty International, Venezuela: Crímenes de lesa humanidad, 2025.
- Human Rights Watch, Crackdown on Dissent in Venezuela, 2024.
- Nazioni Unite, Responsibility to Protect (R2P), 2005.
- Winston Churchill, The Second World War, 1948–1953.
- Alcide De Gasperi, Discorsi parlamentari, Senato della Repubblica, 1955.
- Franklin D. Roosevelt, The Four Freedoms Speech, 1941.